Il Misuratore di Orecchie © 2004 Francesco Schiavulli. All rights reserved.

Il Misuratore di Orecchie

E’ tutto molto strano…..

…tempeste di suoni e rumori si abbattevano sulle orecchie di Elias con inaudita violenza. Un pandemonio di battiti cardiaci , uno scricchiolare di ossa , un ronzare modulato di infinite vene e arterie , un secco sfregare di labbra screpolate , uno stridere di denti digrignanti , un frastuono incredibile di salive inghiottite , di gargarismi e colpi di tosse , di sputi , nasi soffiati , e rutti , un gorgogliare di succhi gastrici gelatinosi , il nitido chioccolare dell’urina, il fruscio dei capelli e quello più selvatico del pelo animale, lo stropiccio dei tessuti sulla pelle, il fischio sottile delle gocce di sudore evaporate, il tendersi delle fibre muscolari, l’urlo del sangue, umano o animale, eccitato nell’erezione. Per non parlare del forsennato caos di voci umane e versi animali sulla terra e nelle sue viscere. Si aprì al suo orecchio uno scenario fantasmagorico di grida e chiacchiericci , strilli e mormorii, canti e gemiti ,urla sgangherate e schiamazzi volgari, pianti e singhiozzi, sospiri e respiri affannosi, salive deglutite e schioccare di labbra: fino all’ultimo risuonare delle corde vocali sulle porte del silenzio e al ronzio metafisico dei pensieri . E più il suo udito si allargava , più pittoresco si faceva il paesaggio sonoro…( R.Schneider, Le voci del mondo, 1994 ).

E allora iniziamo questo viaggio nel paesaggio dell’orecchio , perché le parole di Robert Schneider visualizzano un mondo corporeo , fisico e organico , più che sonoro e uditivo , e si trasformano entropicamente in immagini visive informi e materiche , diventando metafore concrete dell’umano. Ed è il viaggio di Francesco Schiavulli, il nostro misuratore di orecchie.

Il suo video inizia con un primo piano di un particolare di pantaloni a righe, che tanto ci ricorda l’opera di Gnoli, e con le parole di Amid …E’ tutto molto strano. Quando io parlo a Francesco mi accorgo che lui osserva le mie orecchie , si incanta , chiude gli occhi e sembra pensare. Poi un giorno ha preso il righello , ha misurato il mio orecchio e così ha scoperto anche la lunghezza e la larghezza del mio orecchio. Allora è un misuratore di orecchie…

Francesco si muove ,da anni , con i suoi taccuini, le matite , il righello e la video camera , il suo occhio isola il particolare , ferma per pochi attimi la persona , la rende immobile e silenziosa , e disegna e misura . Le coordinate del tempo vengono interrotte , si impone la fermata, la comunicazione avviene nel silenzio. E’ una performance spontanea, il soggetto diventa attore in un palcoscenico di orecchie. Terapeutico tutto questo, dice Francesco, fermare il prossimo e sottoporlo ad una condizione di soggetto in posa. Nascono migliaia di schede , “ritratti “ di orecchie, con misure e brevi indicazioni ,scaturite dall’osservazione della forma , sul carattere del proprietario. Ma non si tratta di fisiognomica perché il particolare qui è il tutto : e non si tratta di occhi , di mani o di altre parti del corpo , ma di un organo, in genere considerato per la sua funzione, l’udito, e non per le sue caratteristiche formali e materiche assolutamente autonome, come ritiene Francesco, cariche di comunicazione visiva e tattile. Un particolare estrapolato dal suo contesto che acquista una vita propria e una potenza di linguaggio estrema . La catalogazione diventa infinita , migliaia di schede si susseguono e coprono le pareti, una stanza, una piazza , una città e alludono ad una umanità diffusa, ridente , triste, bella, brutta, armoniosa, aggressiva .

Surreale tutto questo, certo , e non è forse casuale che , a parte il caso dell’orecchio tagliato di Van Gogh, proprio tra i surrealisti troviamo alcuni esempi di attenzione a questo nostro protagonista: Marcel Marien, belga e amico di Magritte e il suo Le grand écart , e poi Giacometti e Dalì e Mirò. Ma lì si trattava di automatismo psichico puro , era l’inconscio, il sogno che , attraverso le tecniche automatiche, doveva assurgere a livello di realtà e diventare più vero della realtà stessa.

Qui è un’operazione scandita dai ritmi pensosi e analitici della catalogazione seriale e infinita , il caos e l’organico vengono sottoposti ad un processo quasi di asciugatura clinica, di rarefazione asettica , acquistando un valore icastico , di icona atemporale . E’ come se Francesco volesse suggerire altri tempi al mondo, altri ritmi , altre categorie interpersonali in una sorta di sospensione in cui vigono le leggi del pensiero, della lentezza, dell’attenzione, della profondità della ricerca mentale , ma in cui, nello stesso tempo, tutti i sensi si mettono in moto per non cadere nella superficialità, nell’approssimazione, nella banalità, per non restare nell’apparenza, e per poter sconvolgere categorie stereotipate, convenzionali, false e vuote.

Il primo suo amore è stato il teatro e al “teatro” torna, consapevole della sua interattività con lo spettatore, consapevole della confluenza multimediale dei suoi strumenti ( pittura, scultura, video, fotografia, musica, danza). Non è casuale che Francesco abbia scelto le sonorità di Philip Glass per il suo video, perché la ripetizione ossessiva diventa quasi incantatoria e sembra voler possedere l’ascoltatore, ..lo stato mentale richiesto …è molto vicino alla trance. Brevi sequenze di note si ripetono a lungo, arricchendosi gradualmente, con piccole variazioni , sovrapponendosi di altre linee melodiche, una struttura che impone rilassamento, concentrazione e prepara abilmente l’ascoltatore ai crescendo , ai parossismi…

Infatti anche nel lavoro di Schiavulli la “ripetizione differente” delle schede porta al parossismo , a quell’accesso di febbre che trasforma l’oggetto e lo rende più simile a delle immagini informi , a dei paesaggi interiori dentro i quali è consigliabile avventurarsi non senza un po’ di disagio e forse paura.

L’orecchio, allora, organo dell’udito, ma anche organo statico e dell’equilibrio , la cui struttura interna ,la coclea, ha una forma a nautilus e segue le leggi della sezione aurea, passa da una condizione di simbolo di armonia e proporzione legata al suono , a una condizione più terrestre ,ambigua e incerta , pienamente autonoma, straniante e sorprendente.

…In termini sensoriali uno stato di eccitamento prolungato del timpano ingenera comunque perdita dell’equilibrio e ingresso assicurato in uno stato estremamente confusionale. Non si tratta infatti di un semplice innalzamento del volume , ma di una questione che riguarda il ritmo, l’intensità, la potenza…(Céline, Viaggio al termine della notte, 1952)

Mirella Casamassima